Questa categoria di interlocutori del
CONCORSO PETIZIONE PER IMMAGINI
inviata a:
ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE,
COMITATO ORGANIZZATORE DELLE OLIMPIADI DI SINGAPORE,
OLYMPIC TRUCE FOUNDATION E GOVERNI
CHE DICHIARANO DI VOLERE
LA CESSAZIONE DEI CONFLITTI DURANTE IL PERIODO OLIMPICO
CON UN’OPERA CHE TRATTA I MURI DELLA TREGUA:
muri da ricostruire, barriere da abbattere
si differenzia da tutte le altre in quanto individua tutti coloro che - indistintamente riconoscibili, nella Community della Tregua, come hackers, tricksters e/o coyotes - sono difficilmente identificabili in altro modo, ma forse è più corretto dire: difficilmente omologabili nell’ambito di criteri predefiniti.
Tutti questi è probabile che posseggano gran parte dei requisiti richiesti per partecipare alla Petizione, ma il fatto che li introduce in questa speciale categoria è quello per il quale essi, posti di fronte alla possibilità di partecipare alla Petizione - ma forse a qualunque altro tipo di gioco tra “pari”- agiscono seguendo l’impulso della “contropartecipazione”.
Una regola non scritta, ma adottata uniformemente da tutti i tricksters è quella di non osservare le convenzioni, avendo anzi propensione - diciamo pure un gusto sfrenato - a seppellirle con una risata.
La figura del trickster emerge in molte culture nella forma di un eroe primordiale o civilizzatore .
Il trickster impersona una strana figura di eroe trasgressivo di grande arcaicità e diffusione che ci rimanda agli strati più remoti del pensiero mitico, al suo modo di pensare il mondo e al rapporto con esso. Ciò che ci sconcerta è il suo carattere duplice, contraddittorio, che fuoriesce da una logica “omologata” e ci pone di fronte a un groviglio di contraddizioni.
Siamo di fronte a un briccone, a un furfante, a una canaglia, a un pagliaccio che non si fa prendere sul serio e, insieme, a un eroe di civiltà, a volte anche creatore, a una figura investita di sacralità.
E’ capace di arrestare il sole, di combattere i mostri, di sfidare gli dei e insieme è il protagonista di azioni oscene, orribili, o semplicemente prive di senso. Infrange tutti i tabù e distrugge gli oggetti consacrati: è un ladro, un assassino, un parricida, un incestuoso e, insieme, è il grande benefattore dell’umanità, che dona il fuoco, l’acqua, le piante alimentari e sacre, gli strumenti delle tecniche. E’ un astuto inventore di straordinari stratagemmi, esperto dei riti magici ed è insieme un idiota, un essere goffo e incapace, tanto che il primo venuto lo può ingannare e ridicolizzare.
Anche la sua immagine presenta queste contraddizioni. In alcune tribù indiane del Nordamerica è un essere privo di forma definitiva, posseduto da un indicibile istinto randagio, dominato dalla fame e dalla sessualità. Anche il suo sesso è duplice e ambiguo: come femmina sposa il figlio di un capo e come maschio ha un sesso smisurato, autonomo dal suo stesso corpo, capace di copulare da una riva all’altra del fiume. In altre tradizioni ha caratteri ibridi, umani e animali, o è un animale (il coyote fra le tribù nordamericane). Nei miti africani e oceanici, ma anche in quelli amerindi, la sua nascita è impura, per segnare un destino di grande profanatore. Come intendere questa figura ambivalente che sembra essere tutto e il contrario di tutto?
Il trickster è l’antesignano di tutti i comportamenti possibili, di segno negativo e di segno positivo, ed esprime simbolicamente il momento di passaggio dal caos al cosmo, dal mito alla storia. Dal suo agire che è in apparenza senza fine e senza scopo, dall’infrazione clamorosa dei divieti etico-sociali, nasce la norma e si instaura l’ordine per contrasto e opposizione. Mediatore tra natura e cultura, tra cielo e terra, tra animalità e umanità, tra morte e vita, il trickster porta con se stesso questa dualità e proprio perciò rende visibile la frattura tra natura e cultura e l’ambivalenza della cultura stessa. Contiene insieme la sfida alle leggi e i modelli anticipatori di esse.
Il trickster è l’arte di inventare, è l’esperienza contraddittoria della violazione volontaria, deliberata, al fine di ottenere un potere, un beneficio, un vantaggio non diversamente ottenibile. Esso incarna la rottura dell’ordine e delle norme, la disubbidienza, la sfida e si presenta come la trasgressione stessa nei suoi aspetti più inquietanti.
Il trickster è colui che conosce i trucchi della magia, i suoi segreti: da lui vengono gli strumenti, le conoscenze e i rituali più ingegnosi che assicurano l’abbondanza, la salute, il benessere. Ma i suoi poteri sono terribili e pericolosi per lui e per la comunità e proprio per questi poteri è visto con sospetto, e lui stesso si presenta ambivalente e duplice nel suo agire e nel suo essere, privo com’è di intenti etici e, quindi, di finalità morali.
I miti del trickster sono indicativi della staordinaria funzione del gioco, alle origini delle civiltà e, nei suoi aspetti fondamentali, ancora oggi.
Come autore di burle, giochi, scherzi, il trickster per il semplice gusto di giocare: è sempre al centro di situazioni grottesche che fa e/o subisce, o di inganni e trappole con cui sconfigge esseri mostruosi o maligni, con cui è capace di vincere perché capace di barare. È difficile non provare una crta simpatia , perché il trickster è un suscitatore di riso.
La mentalità, il modo di agire da trickster appare una pura affermazione della propria esistenza, un mettersi alla prova, un brancolare a tentoni nell’esperienza del mondo, in flagrante infrazione a quelle che sono le regole statuite della cultura: è simbolicamente la creatività stessa che le mitologie primitive connettono strettamente al gioco e al divertimento libero, di cui scoprono la straordinaria potenza.
Viene da tutto ciò il carattere clamorosamente asociale del trickster che, beffando l’interdetto si fa beffe dell’ordine sociale e, tuttavia, questa violazione è compiuta a beneficio della società: così si delinea la figura del violatore che si separa dalla società e ne trascende la legge per votarsi alla causa degli uomini. Assume su di sé la colpa di tutti ed è condannato sin dall’inizio a espiare affinchè l’ordine sociale trionfi e sia composta la contraddizione che l’ha messo in pericolo.
E’ un sogno nel cassetto, ma è giusto augurarsi che i tricksters arrivino a confondersi con tutti gli altri interlocutori di OLOS, mantenendo, nella sede ekecheiria.org , la propria identità inafferrabile e non rischiando quindi di vederla ridotta, banalizzata, dal consumismo della diversità e dalle sue mutilanti categorie di mercificazione-omologazione.
La composizione della Community della Tregua potrebbe risultare fortemente contaminata dai tricksters in un modo che può risultare inquietante. Questo sentimento, tuttavia, pervade solo chi non possiede la mentalità adeguata per intendere che il tricksterer è uno dei punti di vista intelletuali ancora rimasti immutati - nonostante gli sforzi riduzionistici del punto di vista della civiltà occidentale - tra quest’ultima e le civiltà orientali. Risulta pertanto un punto di contatto “sopravvissuto” al razionalismo: un fossile vivente di visione del mondo, così come questa probabilmente era alle origini delle civiltà. I valori e gli ideali della Tregua potrebbero essere alla portata dei tricksters molto di più di quanto non lo saranno espressioni fondate su un maggiore conformismo, appartenenza confessionale, moralismo esasperato.
Cionostante una possibile distinzione tra i tricksters e tutti gli altri interlocutori della Community della Tregua risiede nel loro carattere “comunitario” che non sembra essere la forma sociale preferita dai tricksters.
Analogamente, nel punto di vista della Mission di ekecheiria.org, non esiste una distinzione gerarchica tra il concetto di lusus (lo scherzo individuale, fine a se stesso, inventivo; il gioco amoroso, la composizione letteraria, il poetare) e il ludus (la festa, il gioco pubblico, organizzato, tradizionale, istituzionale).
Non si tratta, nel caso dela Petizione, della “domesticazione” di un istinto in un comportamento omologato, di una licenza carnevalesca alla trasgressione, di un rituale sacro limitato nel tempo, perché tutto possa ritornare nell’ordine. Si tratta della liberazione delle capacità espressive in un ambiente che, senza pretendere di essere avanguardia di nessun altro, identifica giocosamente i soggetti impegnati alla affermazione della Tregua negli individui appartenenti ad una nuova specie.
Viene da immaginare un “Homo Intellectualis” ancora da scoprire per definire ciò che è dentro e ciò che è fuori dalla sua mentalità e questa è tutto tranne che estranea alla forza creativa e riunificatrice del mito del trickster.
Nella Community della Tregua il linguaggio del gioco e del concorrere è intimamente connesso al linguaggio ordinario proprio di ciascuna civiltà che si vuole far interagire nella Tregua. Allo stesso tempo, quindi, viene cercato l’equilibrio tra la “ritualità” della partecipazione allaPetizione
sotto la guida del Regolamento - che potremmo comprendere tra le attività”serie”- e l’interruzione del processo di autodistruzione della civiltà capitalistica che potremmo comprendere tra le attività giocose[2] .
Tutto ciò significa che nella Mission di ekecheiria.org c’è nozione dell’esistenza di un sentimento contrastante, una polarità non voluta, che potrebbe comportare una forma di rigetto, se non di disprezzo - o, peggio, di indifferenza - da parte dei trickster che dovessero imbattersi con il linguaggio e la mentalità dominanti nella Community della Tregua.
Questa condizione, per lo meno, ci si augura, introdurrà nella mentalità della maggioranza di coloro che si riconoscono nella categoria qui descritta una soluzione di continuità attraverso la quale intravvedere che l’ambiente che alimenta la Community della Tregua non stabilisce categorie cardinali e che quindi, piuttosto che essere combattuta dai tricksters potrebbe (ri)donare loro il ruolo che essi hanno nella espressione di una forma profonda dell’ intellettualità, nel Mediterraneo così come nel mondo.
Tricksters di tutto il mondo, UNITEVI!
OLOSteam
[1]Le considerazioni di seguito riportate sono farina attinta da diversi sacchi.
Tuttavia una citazione e un ringraziamento particolare vanno indirizzati ad Eleonora Fiorani, Autrice del volume:Selvaggio e Domestico. 1993 Franco Muzzio &c. Editore S.p.A. Padova ISBN 88-7021-616-0
[2] Un modo colorito per distinguere i caratteri dei giocatori che adottano strategie nel caso di un gioco quale il dilemma del prigioniero ripetuto è il seguente:
i permalosi sono quelli che sono disposti ad aiutarsi tra loro in modo apparentemente altruistico, ma si rifiutano di soccorrere gli individui che avevano negato loro un aiuto in precedenza. La loro è una memoria lunga e vendicativa;
gli indulgenti sono quelli che, sebbene possano attuare ritorsioni, hanno memoria breve e dimenticano rapidamente i vecchi torti subiti;
i razionali sono quelli che portano le proprie azioni alle estreme conseguenze, sebbene siano perfettamente consci di attuare strategie non ottimali;
i cattivi sono i meno generosi e disposti a collaborare;
i buoni sono quelli che arrivano primi;
gli imbroglioni (free riders) sono, ad esempio, quelli che salgono in autobus senza pagare il biglietto, ossia quelli che beneficiano di un bene pubblico che viene interamente pagato da altri. E’ evidente che la possibilità di agire da “free riders” aumentano con l’aumentare della popolazione che finisce per accollarsi anche i costi dei “parassiti”
da: Dawkins Richard: The Selfish Gene. Oxford University Press 1976. Ed Ital. Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1989.